L’incontro…

 

Una regina di ragni e serpenti – 11

L’esercito dei ragni lavora alacremente a tessere il più bello… la più bella delle tele. L’armatura è irrequieta e sferraglia di più, rompendo le trame, sciupando il disegno. L’esercito dei ragni fa il suo meglio per placarla: ghirlande su ghirlande di canzoni-ragnatela.

Che tu sia bellissima, pronta e speciale, sussurrano i ragni nel canto: che tu sia preziosa.

Il sentiero è sentiero: è tornato. Si dipana ai piedi, si è rifatto strada. Castello è davanti. Castello divampa di antichità oscura. Castello ora è dentro, è il suo cuore.

Non conoscevi il nome di tutti quei colori.       Non conoscevi, prima.

Prima di che?             Prima di che?                       

Prima di cosa?          Prima di che?

 

Sul prato ogni fiore ogni singolo fiore si volge e si inchina, ogni filo d’erba. Profumo di roccia, profumo di storie.

È grande ed è scuro, il castello.

Il corpo lo chiama. Ti chiama.

Ti chiami. Lo chiamiamo casa.

 

Ora una scala scavata nel monte, una scala di pietra. Il ponte è levatoio. Si sale. Il ponte è disteso, un invito di assi antiche, è accogliente.

La dicevamo bimba.

Lo accoglie. Annuncio di cornacchia con tre richiami secchi.

 

L’armatura ora siede. Ordina l’esercito in assetto da parata. Dispone. Qui si trattenga il fiato

trattengo… trattengo… trattengono eccome…

Il vento si siede ad assistere anch’esso           anch’egli

anche lei.

 

I pori della pelle di quella che era bimba assaggiano mordendo. Fauci minute. Imparano trattengono. Liberano assolvono. Informano ridendo. Quella che era bimba ora è un vuoto prodigioso. È un vuoto gioioso che sale. Niente da fare, sapere, volere. Si liquefanno colpe e le ragioni del perdono. Eco incastrate di secoli antiche si liberano al cielo. La corte del castello si apre in un coro, un applauso in silenzio. Soffice abbraccia la nuova signora. Le pietre per terra si stirano al passo. Il pozzo, nel mezzo, ricama sgocciolando.

 

La incontrerai al pozzo, al pozzo di acqua pura.

Lì riconoscerai. Saprai che è proprio lei.

 

La porta di fronte è di legno, è piccina. Si apre allo sguardo. Entra la luce prima, passa dal pavimento. Gradini di granito conducono al salone. Gli affreschi alle pareti raccontano del viaggio. Lei sale e si disegnano (lei sale e si disegna). La luce della sala, dalla vetrata in fondo, la prende nel suo palmo, la prende e la solleva. Sciama l’armata, l’esercito dei ragni, sciamano a terra. Salutano l’amata. Ognuno un’offerta, ognuno offre un dono. Milioni a migliaia di onorificenze, di piccoli omaggi, minuscole esultanze.

Fughe di colonne con

fughe di colonne con

fughe di colonne ai lati.

 

È in fondo. La aspetta.

In fondo alla navata.

 

Quella che è stata bimba ha l’incedere di sposa. Si vede andare avanti, è una storia che conosce.

 

In fondo alla navata.                  L’armata l’accoglie.

Accolgono l’amata. L’esercito dei ragni.                  Il vuoto armatura.

 

Il vuoto armatura.

 

È in fondo. La aspetta.

In fondo alla navata.

 

…la tela è un arazzo, la tela è una vetrata, è una grande sinfonia. Gioco di rime, di sfumature: è un poema.

È bianca è grigia e nera, è d’argento.

 

Al centro della tela si trova l’armatura.

 

La tela, sì: la tela. Ecco cos’è la tela: è un velo la tela è un velo di sposa. Sposa di un velo. È un velo di sposo, è filigrana effimera. È sufficiente un passo e si strappa. Si adagia in silenzio, a brandelli, si sfalda. Si aggrappa con un gemito, si aggrappa alle braccia, alla schiena: è un sospiro.

Dopo di che è uno strascico,

dopo di che è un mantello.

 

Un ragno si commuove.

 

La luce è sottile. Decide e benedice. Li abbraccia da ogni parte, correndo sui muri, su pietre e pavimento. L’esercito dei ragni sussulta di spavento. La luce è ben capace di una rara gentilezza. Un ragno singhiozza. L’ombra delle colonne è una mano a mille dita. C’è un ragno che ride. La bimba ancora un passo. Quella che un tempo è bimba è di fronte all’armatura.

Coscienza-armatura rivede nella bimba, ritrova i suoi serpenti e si apre.

 

Due mani di ferro, due mani di carne

di labbra di un bacio..

 

In un sospiro unisono

l’esercito dei ragni

si stira verso il cielo.

 

Il suono innumerevole,

se riesci ad ascoltarlo, è un tripudio.

 

 

 

E poi conclusione, nel prossimo tratto.

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