Dio benedica il piccolo millepiedi. Ha evitato o risolto così tanti conflitti… gli sarò eternamente grato. Ancora lo invoco, a volte, se c’è bisogno, e fa ancora egregiamente il suo lavoro. La prima volta che è arrivato, ricordo, Tosca aveva due anni. Eravamo in casa, nell’ingresso, sul tappeto che sta proprio davanti alla porta. Dovevamo uscire. Stavo cercando di vestirla. Tosca aveva deciso in modo categorico che i calzini e le scarpe proprio no, non li voleva, e Tosca, già allora, portava avanti le sue convinzioni con passione e efficacia. Erano i primi conflitti, le prime sperimentazioni del limite. Avevo fretta, e questo non aiuta.

magician's in a fight

Tosca non capisce la fretta, non fa ancora parte del suo bagaglio, per fortuna. Avevo fretta e mi stavo innervosendo. Sull’orlo dell’incazzatura paterna si affacciò, sia sempre lodato,

Il piccolo millepiedi

“Meno male, meno male Tosca che non sono la mamma millepiedi.”

Tosca mi guarda con curiosità. Quella semplice frase è sufficiente per interrompere la catena di tira e molla in cui stavo cadendo. Continuo:

Sì, perché la mamma millepiedi a volte fa tanta fatica a vestire il suo millepiedino. Il piccolo millepiedi non vuole mai mettersi i calzini, lo sapevi? E tutte le volte che devono uscire la mamma millepiedi deve inseguirlo, catturarlo e convincerlo a vestirsi. Ma il problema è che il piccolo millepiedi di piedini ce ne ha mille, non due come te e me. Te li immagini mille calzini? E poi mille scarpe… cinquecento pantaloncini… la mamma millepiedi è disperata. Ci vogliono ore per vestire il piccolo millepiedi. La povera mamma millepiedi non ce la fa proprio più…

È sufficiente. Tosca ascolta il racconto con interesse e non oppone resistenza. Mentre racconto le infilo calzini, scarpe e giubbotto. Meraviglioso. Da allora il piccolo millepiedi ci ha fatto spesso visita, in caso di conflitti. È molto versatile, si può adattare a un’infinità di situazioni differenti. Le mille manine per lavarsi le mani, per esempio, o per tenere lo spazzolino, perché quando si lava i denti non sa mai che mano usare, o non si trova la bocca e combina disastri.

Vi invito a chiamarlo, in caso di bisogno, per noi è un preziosissimo alleato.

Rammento una sera, in particolare. In terrazza, dai nonni, al crepuscolo. C’era la luce azzurra della fine dell’estate. I giorni in cui cominci ad accorgerti che il buio e la notte arrivano prima. Tosca non aveva dormito, quel pomeriggio, per qualche ragione: neanche un sonnellino. Verso sera, allo stremo delle forze, si immerse in un sonno profondo. Non è una buona cosa, da un punto di vista strategico. L’avessimo lasciata dormire, si sarebbe svegliata, un paio d’ore dopo, fresca come una rosa. Giusto all’ora di andare a dormire. La situazione non era semplice. Era un sabato sera e Ilaria, mia moglie, era al lavoro (è una cuoca). Prendo una decisione drastica: la sveglio. La lascio riposare per mezz’ora e poi la sveglio. Conto sull’aiuto dei nonni e sulla cena in arrivo.

La sveglio, dunque. La sveglio piano piano, con tutta la dolcezza. Ci provo ma non c’è verso. Tosca è lontana, persa nel profondo del suo splendido sonno. Per riportarla indietro serve un gesto forte. Quindi la prendo, la sollevo, la porto in giro, comincio a parlarle, comincio a cantare. Tosca si sveglia, certo, ma ha l’umore di un grizzly dal letargo interrotto. È arrabbiatissima. Soffre. Piange. Non si riesce a consolarla. Piange e basta. Usciamo in terrazza. Provo con l’unica arma che ho: le storie. Comincio a raccontare, a raffica, senza pensare. Evoco il millepiedi.

Questo è ciò che è uscito. Fu una specie di rap fatto di piccole storie semplici. Prendevo spunto da ciò che c’era intorno e cercavo di mimare le azioni che dicevo. La terrazza dei nonni è ampia, ricca di piante grasse e coperta da una pergola di uva fragolina. I chicchi maturi penzolavano.

“Ma come sarà buffo il piccolo millepiedi… si caccia sempre nei guai… è un tale pasticcione… Ti ho raccontato di quando cercò di arrampicarsi sul fico d’india? Proprio su quello lì, sì, quello tutto spinoso. Sentiva il profumo dei frutti maturi. Gli venne voglia di assaggiarli e decise di salire. La mamma glielo aveva anche detto: “piccolino mi raccomando, non salire lì da solo, perché quella pianta è piena di spine.” Ma lui non se lo ricordava. Sentiva il profumo dolce e non pensò ad altro che alla sua merenda. Si arrampicò. Ma mentre si arrampicava si riempì di spini la pancia e le zampe. Erano spini finissimi, che lì per lì neanche ti accorgevi. Solo dopo un pochino cominciavano a frizzare. E come frizzavano. Frizzavano tanto che il millepiedino inciampò e ruzzolò per terra. Tornò a casa che piangeva disperato: “Mamma, mamma! Ohi ohi ohi… oddìo come frizza, come mi fa male”. La mamma millepiedi, con tanta pazienza, li dovette togliere ad uno ad uno, con le pinzette. Però lui non voleva: piangeva e piangeva e diceva “Non voglio, non voglio, non voglio! Mi frizza, mi fa male!”

Si contorceva tutto. “La mamma millepiedi lo curava e lo calmava, lo curava e lo calmava. Gli cantava le sue canzoni, gli raccontava le storie e leggende degli insetti. Una per una, riuscì a togliere tutte le spine. E poi lo dovette anche disinfettare, con l’acqua ossigenata.

“E lui che diceva?” fa Tosca, indecisa se continuare a piangere oppure no.

E lui di nuovo a protestare: “Non voglio, non voglio, non voglio! Mi frizza, mi fa male!”

Qui ci fu il primo sorriso. Non eravamo ancora fuori dalla crisi, ma ci stavamo arrivando. Nella sua semplicità, questa piccola storia raccoglie tante esperienze che Tosca conosce: le spine da togliere con le pinzette, l’acqua ossigenata, le sue proteste e le cure di mamma, le storie come balsamo. Le sto parlando di lei, della sua consolazione, della sua guarigione.

Continuo a raccontare

E poi, sai, una volta il millepiedi cadde in una pianta di basilico e diventò tutto puzzolente. Tutto puzzolente di basilico, tanto che si sentiva l’odore da lontano. Lo sai che per i millepiedi il basilico è la pianta più puzzolente che c’è? Non ne sopportano l’odore. A noi umani il basilico piace, ma ai millepiedi no. Quando il millepiedino si avvicinava tutti gli altri millepiedi facevano “Bleeaah, che schifo… ma che hai fatto millepiedi? Ti sei ruzzolato nel basilico?”

La sua mamma, per togliergli il puzzo di dosso, lo dovette lavare con il sapone per millepiedi, dentro alla zangola per il bagnetto da millepiedi. Ma lui non lo voleva fare, diceva che era pulito e che non c’era bisogno e piangeva e gridava “Non voglio non voglio non voglio!”. E poi, immaginati te che confusione ha fatto quando hanno cercato di asciugargli i capelli col phon.

Questa è tirata per i capelli, certo. A questo punto, però, l’importante è continuare a raccontare. Non importa che siano grandi storie, né particolarmente originali, coerenti o strutturate. È il raccontare che conta più di tutto. Sono l’azione e la relazione che questa crea. Uno degli ostacoli maggiori a questa pratica è il giudizio, su se stessi e sulle storie. Nell’improvvisazione ci vuole fiducia. Bisogna partire dal presupposto che qualcosa di utile e buono sta uscendo o uscirà. Non pensare: racconta!

E poi lo sai che il piccolo millepiedi ha un fratellino? Un millepiedino piccino picciò, che ancora non cammina neanche bene, perché per un millepiedi imparare a camminare è una cosa complicata. E una volta il fratellino voleva un chicco d’uva, ma da solo non ci arrivava. Chiese aiuto al fratello, ma neanche lui ci arrivava. E allora il fratello ebbe un’idea: lo prese sulle spalle e gli disse di allungarsi tutto in su. E così finalmente prese un bellissimo chicco d’uva per tutti e due e lo mangiò.

Mentre lo dico lo facciamo. La metto sulle spalle e le faccio cogliere un grappolo d’uva dalla pergola. A questo punto Tosca è già calma, quasi divertita.

E quella volta che portò il fratellino, col passeggino, alla pozza delle zanzare?

Qui Tosca comincia a divertirsi per davvero. La storia delle zanzare, poi, è diventata un classico, col fratellino che batte le mani per far levare interi stormi di zanzare dalla pozza e gioisce gorgogliando: “Giangiare! Giangiare!”.

A quel punto la crisi è passata. La serata è andata avanti serenamente, e Tosca si è addormentata alla sua ora. Sia benedetto il piccolo millepiedi, il più versatile degli animali. Se doveste, un giorno, affrontare una crisi, vi consiglio di chiamarlo. La sue storie sono semplici, sono piccoline, ma funzionano molto bene.

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