La storia del calamaro gigante, raccontata di recente in un pomeriggio uggioso, è arrivata nel periodo in cui “la storia della scimmia che si martella un dito” andava per la maggiore. Ora la temibile scimmia ritorna solo raramente (e per fortuna, perché cominciavo a non poterne più). Va detto che in questa storia l’intervento delle scimmie ha dato una piega decisamente sorprendente a tutta la vicenda.

Calamarone Redux

Il Calamaro Gigante

C’è, nel profondo dell’oceano, un calamaro gigantesco. È lungo come un treno, ha un becco grande come una montagna (sì, perché i calamari hanno il becco) e due occhi che sembrano due lune nere.

Coi suoi enormi tentacoli cattura granchi e gamberi, tonni e sardine e li mangia. Grosso com’è, deve mangiare un sacco. È una delle creature più temute dell’oceano. Un giorno un pesciolino luminoso si rese conto che il calamaro era vicino, e che lo voleva catturare. Era un piccolo pesciolino di profondità, dalle scaglie luminescenti. Era come un piccolo punto di luce che si muoveva velocissimo. Davvero, lui era una delle creature più veloci dell’oceano. Era così veloce che quando lo guardavi non vedevi un pesce, vedevi una scia di luce che formava disegni, spirali brillanti, nodi e ghirigori. Il calamaro lo guardava, ma non riusciva a capire bene cosa fosse. Era forse un’anguilla luminosa? Era forse un serpente fosforescente? Non gli importava, lui sapeva solo che lo voleva mangiare. Ma i suoi tentacoli, così grandi, in confronto al pesciolino erano lenti lenti, e quindi non riusciva a catturarlo. Per di più, con tutta quella luminescenza, non riusciva mai a capire dove si trovasse di preciso. Lo inseguì. Lo inseguì a lungo. Il pesciolino gli volteggiava davanti e lui, non riuscendo mai a catturarlo, si arrabbiava. Finché il furbo pesciolino decise di passare fra due scogli, due isole vicine. Le due isolette erano abbastanza distanti da permettere al calamaro di infilarsi nel mezzo, ma troppo vicine perché ci potesse passare del tutto. E lì il calamaro si incastrò. Si incastrò fra gli scogli. Rimase prigioniero. Il pesciolino fuggì via, ridendo.

A questo punto Tosca interviene: E ora arrivano le scimmie?

Io resto totalmente spiazzato: Tosca, ma come fanno a arrivare le scimmie? Siamo nel profondo dell’oceano…

Tosca: Ma con la maschera, babbo!

Io: Ah… giusto, certo.

Allora ricomincio in questo modo:

Le due isolette erano abitate da centinaia di scimmie. Le scimmie sentirono i pianti e i lamenti del calamaro incastrato e ne ebbero compassione. Si misero tutte la maschera e si tuffarono. Ogni scimmia toglieva un pezzettino di pietra dai fianchi del calamaro, in modo che piano piano potesse liberarsi. Alla fine il calamaro fu libero, e fu così colmo di gratitudine che decise di diventare il custode e guardiano delle isole delle scimmie. Da allora nessuno mai si è potuto avvicinare alle isole, e le scimmie che ci vivono, insieme a tutti gli altri animali, sono felici e indisturbati, protetti come sono dal grande calamaro.

Avreste dovuto vedere l’espressione di Tosca nello spiegarmi che le scimmie dovevano avere la maschera. Aveva un tono del tipo “ma babbo, perché chiedi cose così ovvie?”

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