Una giornata splendida. Estate. Scappiamo dall’afa per una passeggiata nel bosco, su in Pratomagno. Tosca resta nello zaino per un po’, poi vuole camminare. Incrociamo due cavalieri a cavallo, agli occhi di Tosca è un evento quasi sovrannaturale, continuerà a ricordarlo e a raccontarlo per parecchi giorni a seguire. Ci sdraiamo sul muschio, in una faggeta, e guardiamo il cielo fra i rami. “Mi racconti una storia?” Arrivano due storie. Una è questa: 

BoscoRedux

Il muschio e il cielo

Questa è la storia di un ciuffetto di muschio. Era un ciuffo appena nato, felice e molto curioso. Era nato nel bosco, in una faggeta, ai margini di un bellissimo tappeto muschioso che copriva una roccia che affiorava dal terreno. Viveva sereno, innamorato della terra e delle sue radici e si divertiva con gli altri ciuffetti di muschio a scoprire la rugiada, gli insetti e il vento. Era, però, un ciuffetto curioso, molto curioso, e dal tappeto in cui viveva si trovava spesso a guardare verso l’alto, verso il cielo. Nel cielo vedeva cose misteriose e affascinanti: l’azzurro intenso che filtrava fra il verde delle foglioline dei faggi; le grandi, bianche nuvole, che come navi immense e pigre attraversavano il suo sguardo; l’intreccio dei rametti proprio sopra di lui; il mistero di un cielo che a volte diventava scuro e gonfio e dal quale cadevano le adorate goccioline di pioggia (il muschio adora le goccioline di pioggia). Ogni tanto passava il sole, e allora i ciuffetti del muschio dovevano tutti abbassare lo sguardo perchè quella era una luce tanto forte che non si poteva direttamente guardare. Poi, di notte, lo spettacolo era ancora più emozionante. C’erano le stelle, che parevano così lontane ma che, solo a guardarele, donavano una forza antica; e la luna, con la sua luce pallida, tanto amica quanto aliena, che dava al bosco prospettive e direzioni sconosciute e mutevoli. C’era il vento, poi, che vicino alla terra si percepiva come una carezza ma che più in alto pareva avere una forza e una voce del tutto diverse. A volte il ciuffetto si incantava ad osservare tutte quelle meraviglie, e i suoi amici muschiosi lì accanto lo prendevano un po’ in giro. “Che ti incanti”, gli dicevano “rimani con noi a giocare quaggiù, che fra poco passa una fila di formiche e ci divertiamo a far loro il solletico alle zampe”. Ma il ciuffetto non poteva fare a meno di ammirare il cielo, tanto che un giorno chiese ai ciuffetti che si trovavano accanto a lui: “amici… amici… ma secondo voi come si fa a toccare il cielo?”. Gli amici ciuffetti lo guardarono stupiti. Non avevano mai neanche pensato a una cosa come quella e quel ciuffetto cominciava a sembrare loro un po’ strano. “Ma che vuoi toccare” gli dicevano “noi siamo della terra. Il cielo a malapena lo possiamo guardare da lontano. Non si può toccare il cielo”. Ma il ciuffo di muschio non li ascoltava, e tutte le volte che ne aveva occasione cercava di saperne di più.

Un giorno ci fu un temporale, e allora il ciuffetto chiese alle gocce di pioggia: “care goccioline, voi che venite dal cielo, ditemi: come si fa ad arrivare lassù?” Le goccioline atterrando allegramente risposero: “ciuffetto, noi conosciamo mille modi per cadere, ma neanche uno per risalire su. Ci dispiace.” Un giorno un bombo peloso e cicciottello atterrò lì vicino. Allora il ciuffetto gli chiese: “signor bombo, dimmi ti prego: tu che vieni dall’aria: come si fa a volare?” “È semplice” rispose il bombo “basta battere forte forte le ali”. Il ciuffetto di muschio provò e riprovò, ma alla fine dovette rassegnarsi all’idea che lui le ali non le aveva, e che quella non era la sua strada. Passò di lì una formica, e anche alla formica chiese la strada per il cielo, ma la formica gli rispose che lei era maestra di gallerie e sotterranei e che del cielo non si preoccupava. Addirittura riuscì a chiedere a un cerbiatto, che si era fermato lì vicino a brucare un ciuffo d’erba. “Cerbiatto, cerbiatto, tu che salti così in alto e che sei vicino al cielo, dimmi, ti prego, come si fa?” “Ti servono zampe forti come le mie per saltare” rispose il cerbiatto. E allora il muschio provò a saltare in ogni modo, ma alle fine capì che lui le zampe proprio non le aveva, e che quello non era per lui il modo giusto.

I giorni passarono. Il ciuffetto cresceva, forte e rigoglioso. Dal ciuffetto scaturirono nuovi ciuffi, piccini picciò, che erano i suoi fratellini e che da lui appresero la voglia e la curiosità del cielo. Forse fu proprio per questa grande voglia di toccare il cielo che il ciuffetto crebbe e si espanse forte, brillante e rigoglioso. Dai fratellini ciuffetti nacquero altri ciuffetti e tutti quanti desideravano toccare il cielo. Tutti chiedevano, tutti si informavano da chiunque passasse di lì quale fosse il modo. Chiesero alla farfalla, al ronzamoro, al calabrone, persino al lombrico e alla lumaca, ma nessuno seppe dar loro informazioni utili.

Piano piano, crescendo, il tappeto di muschio si avvicinò alla radice di un faggio. Il muschio e gli alberi vanno molto d’accordo, soprattutto se l’albero è rivolto verso nord, e se cresce in un posto ombroso e umido. I ciuffetti di muschio sentirono che cambiava la natura del terreno, che ora non era più fatto di roccia e terra. Ora era corteccia. La corteccia era piacevole e accogliente, e anche il faggio fu felice di farsi percorrere da quel bellissimo colore verde che decorava le volute del suo tronco. L’albero portava con sé informazioni nuove. Alcune parlavano della terra e dei minerali del profondo, altre parlavano di altezze e vento, di luce e di cielo. Passarono gli anni. Il muschio cresceva e cresceva sul tronco, verso l’alto. Il faggio, anche lui, cresceva e cresceva. Anno dopo anno la colonia di muschio si trovò sempre più in alto. Finché un giorno, guardando in giù, i ciuffetti di muschio si accorsero che la terra era lontana, e che il cielo, ormai vicino, sfiorava le loro foglioline. Conobbero le stelle da vicino, e la luna, e la voce dei venti alti del cielo. Videro vicini l’azzurro immenso e le grandi nuvole che lo attraversavano. Si aprirono al loro sguardo eserciti di stelle che formavano mappe da decifrare ogni notte. Conobbero il volo degli uccelli e riuscirono a vedere il falco che planava in grandi cerchi. Fu in questo modo che il ciuffetto di muschio arrivò a toccare il cielo.

L’altra piccola storia di quel pomeriggio racconta di una nuvolina che porta con sé la luce dell’alba. La potete leggere qui, se vi va. Quello che a me è rimasto, di quella giornata, è un senso di grande, pacifico, sereno star bene. Fuori dai ritmi e dai tempi “sociali” e dentro ai tempi e ai ritmi di una bambina: un dono prezioso.

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