È un lungo, torrido pomeriggio di Luglio. Stiamo nel meriggio davanti alla porta di casa senza fare niente di particolare. “Mi racconti una storia?” chiede Tosca. Io comincio a raccontare. Mi trascino un po’ a fatica, all’inizio, poi il racconto prende il tempo. La trama tentenna ma nel raccontare c’è ritmo, c’è musica. Ne esce fuori una storia rocambolesca, un po’ spampanata, il cui vero motivo di interesse sono i versi degli animali. La storia, in realtà, è quasi un pretesto per muggire e starnazzare. Tosca si diverte un sacco, ma questa storia funziona solo se nel raccontare si fa un gran casino. Nessuna morale, nessun messaggio e una logica che sta in piedi coi puntelli, ma con la giusta intensità diventa un bel divertimento.

VolpeRedux

La volpe e le uova

C’era una volta una volpe che era ghiotta di uova. Viveva in un bosco accogliente, e si era fatta la tana fra le radici di un grande castagno. Ai margini del bosco un contadino teneva un pollaio e la volpe, che ogni notte passava di lì accanto, decise che in qualche maniera si sarebbe intrufolata e avrebbbe portato via le uova. Il pollaio era ben protetto. Era circondato da un’alta palizzata, con i pali piantati in profondità nel terreno, in modo che fosse difficile passare sia di sotto che di sopra. In aggiunta il contadino teneva un cane rumoroso e agitato, che si chiamava Rosco, e lo lasciava di notte dentro al recinto, a guardia del pollaio. Ma la volpe quelle uova le voleva per davvero, le voleva in ogni modo, ed ogni notte passava vicino alla palizzata e si metteva a progettare, a far piani, a cercare il modo di entrare. Capì presto che da sola non poteva farcela, e che avrebbe avuto bisogno di alleati.

Fu così che decise di chiedere aiuto alla sua amica talpa, perché la aiutasse a scavare una galleria abbastanza profonda da permetterle di entrare nel pollaio. La talpa accettò di aiutarla. Quando fu notte si avvicinarono alla palizzata e si misero a scavare. Fu una fatica enorme, ci vollero ore e ore di duro lavoro, ma alla fine la volpe riuscì a sbucare dentro al pollaio. Non ebbe neanche il tempo di gioire. Il cane Rosco era lì, che la aspettava, e si mise ad abbaiare forsennatamente (bù, bù, bù, bù…). La volpe scappò, il cane la inseguiva. Le galline si svegliarono e cominciarono a starnazzare (cocococococdé , cococococodé) lo starnazzio svegliò le anatre e le anatre starnazzarono anche loro (quaquaqua, qua quaqua), le anatre svegliarono le pecore, che si misero a belare (beeee, beeee), i belati svegliarono la mucca, che muggì più forte che poteva (muuuu, muuuu), la mucca sveglio i maiali che si trovavano in un recinto lì vicino (oink oink) e i grugniti svegliarono l’asino, che ragliò e scalciò (ih oh, ih oh) e alla fine, in mezzo a un marasma di rumore, si svegliò il contadino, che scese dal letto e uscì di casa, con un grosso randello in mano, in ciabatte e vestaglia, mezzo addormentato e arrabbiatissimo e si mise a inseguire la volpe che, terrorizzata, correva disperata di qua e di là, dentro al pollaio, senza saper come fare a scappare. Per fortuna ritrovò il buco che aveva scavato insieme alla talpa, ci si infilò dentro e riuscì a ritornare nel bosco. Era spaventata, tutta sudata, respirava a bocca aperta. Si infilò nella sua tana ma era così agitata che riuscì ad addormentarsi solo alle prime luci dell’alba. Era una volpe tenace, però, e quelle uova le voleva per davvero, anche perché a questo punto era una volpe molto affamata. Il contadino, da parte sua, rafforzò le difese del pollaio. Controllò che i pali fossero tutti integri e solidi, e che fossero alti alti e ben piantati in profondità. In più, invece di ricoprire il buco scavato dalla volpe, decise di lasciarlo aperto e di mettere lì vicino un laccio, una trappola, di modo che se la volpe avesse cercato di riutilizzarlo sarebbe rimasta prigioniera.

La notte successiva la volpe chiamò il gufo, che viveva su una quercia ai margini della palizzata e che conosceva di persona tutti gli alberi di quella parte di bosco. Il gufo disse uh uh. La volpe gli chiese di farle da guida: che le mostrasse un albero sul quale avrebbe potuto arrampicarsi per poi calare dall’alto all’interno del pollaio. Il gufo la aiutò. Le mostrò un grande noce che protendeva i suoi rami proprio al di là della palizzata. Il gufo le spiegò anche come fare ad arrampicarsi, le spiegò come chiedere il permesso al noce, in modo che anche lui la aiutasse, le raccontò le possibili vie di arrampicata fra i nodi della corteccia. Le mostrò il ramo più adatto, quello più solido e comodo da percorrere. La volpe ringraziò e, giunta la notte, si arrampicò silenziosamente e silenziosamente si lasciò cadere. Solo che cadde proprio sopra al cane Rosco, che era proprio lì sotto a sonnecchiare. Il cane si svegliò di soprassalto, e inferocitò si mise ad abbaiare (bù bù), i latrati svegliarono le galline, che svolazzando e spennando presero a starnazzzare (cocococococé , cococococodé), e allora si svegliarono le anatre (qua qua) che svegliarono le pecore (bé beeee), che svegliarono la mucca (muu, muuu), che svegliò i maiali (oink oink), che svegliarono l’asino che si mise a ragliare e scalciare e alla fine si svegliò il contadino, che corse nel pollaio, con una ciabatta sì e una no, gli occhi rossi e cisposi, inciampando e urlando, con un randello in mano e che si mise a inseguire la volpe che, poverina, correva terrorizzata e in tutto quel gran rumore non sapeva come fare ad uscire di là. Per fortuna che, fra il buio e il caos, il contadino si scordò del buco e della trappola che aveva teso alla volpe. Mise un piede proprio lì, rimase preso nel laccio che lui stesso aveva piazzato. La volpe, allora, riuscì a tuffarsi nel buco e a ritornare nel bosco. Era distrutta di fatica e di terrore, e sempre più affamata. Bagnata di sudore, tremando, ritornò alla sua tana e cadde addormentata.

La volpe, però, era molto tenace, e quelle uova le voleva per davvero. Quindi decise di cambiare strategia. Andò dal castoro, che era un bravo falegname, e gli chiese di preparargli un pezzo di legno che assomigliasse a lei: che fosse grande come lei, che avesse la coda, le orecchie e il muso a punta. Il castoro preparò un bellissimo legno-volpe e la volpe, dopo averlo ringraziato, passò le tre notti successive a dormire assieme al legno, vicina vicina, perché il legno prendesse il suo odore. Poi, quando fu sicura che il legno profumava come lei, ritornò al noce. Era una bella notte, con una falce sottile di luna che dal cielo sorrideva. Chiese di nuovo al noce e al gufo il permesso di arrampicarsi e poi salì sull’albero, portando con se il legno-volpe. Quando fu sul ramo, sopra al recinto, oltre la palizzata, invece di saltare buttò giù il legno. Il legno-volpe cadde proprio sopra al cane Rosco, che si trovava lì sotto a sonnecchiare. Il cane si svegliò, e cominciò a latrare, (versi di animali ad lib.) i latrati svegliarono le galline, le galline svegliarono le anatre, le anatre svegliarono le pecore, le pecore svegliarono la mucca, la mucca svegliò i maiali, i maiali svegliarono l’asino, l’asino svegliò il contadino che uscì urlando seminudo e zoppicando e che brandendo il suo randello corse nel pollaio. Nel pollaio c’era un gran marasma, tutti correvano qua e là e urlavano e starnazzavano e spennacchiavano e belavano, ragliavano e grugnivano. Ma questa volta la volpe non c’era. La volpe, con una certa calma, entrò di soppiatto nella casa del contadino. Annusò un pò in giro e trovò in cucina un bel cesto pieno di uova. Prese il cesto e lo portò via.

Il giorno dopo dette una festa, preparò con le uova un frittata grande e saporità ed invitò alla festa tutti gli animali della foresta.

Le storie di questo tipo possono essere molto divertenti, ma per funzionare hanno bisogno di una certa drammatizzazione: tutto sta nel ritmo, nella voce, nell’atto stesso del raccontare. Non sono adatte come buonanotte (anzi…) e sono più efficaci se si può stare in piedi e ci si può muovere. La trama e l’intreccio hanno poca importanza, non devono portare alcun messaggio costruttivo o insegnamento. Si smette di pensare e ci si lascia guidare dagli eventi, fiduciosi che prima o poi una conclusione plausibile arriva.

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