È una notte d’estate. Stiamo rientrando a casa dopo una cena dai nonni. Tengo Tosca in braccio, dai campi arriva il coro dei grilli. Tosca lo sente, è lei che me lo fa notare. Mi viene da dirle che ogni grillo ha la sua voce, che è diversa da quella di tutti gli altri grilli, e che ogni grillo ogni sera canta una canzone differente.

Più tardi è arrivata questa storia. Una storia della buonanotte.

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Il grillo che cercava una canzone

Tu sai che tutti i grilli cantano. Cantare è la loro vita, la loro natura, la loro grande gioia. Quello che forse non sai è che ogni grillo canta ogni sera una canzone differente e che le canzoni dei grilli sono tutte diverse l’una dall’altra. Ogni grillo ha la sua voce, il suo stile, il suo pubblico.

Questa è la storia di un grillo che a cantare era molto bravo. Viveva in un prato di montagna e le sue canzoni erano così belle che gli altri insetti e tutti gli animali accorrevano anche dai prati e dai boschi vicini per ascoltarlo. Era un grillo rispettato e rinomato. Persino le serpi strisciavano vicino al suo filo d’erba per poterlo ascoltare; persino le pietre, a volte, si mettevano a vibrare in modo da poter percepire il suo canto. E tutti i rospi, le rane e gli altri animali predatori di grilli sapevano che per quanta fame potessero avere… lui no: non potevano mangiarlo.

Era un grillo molto ammirato. Però non era un grillo soddisfatto. Qualcosa, dentro di lui, gli diceva che le sue canzoni non erano quelle giuste. Non erano precise, nella loro natura più profonda. Erano belle, è vero, ma non erano esattamente come le avrebbe volute. E quindi ogni sera cercava la canzone giusta, quella che davvero voleva cantare, che non sapeva di preciso com’era ma sapeva che da qualche parte doveva esserci, doveva esistere. Quindi ogni sera cambiava toni e melodie, cambiava ritmi e armonie. Sperimentava. Ed era sempre più ammirato. Persino il lupo, certe volte, scendeva giù dalle rocce di alta montagna per poterlo ascoltare. Frotte di altri grilli accorrevano e si contendevano i fili d’erba vicini al suo. Andavano da lui per imparare, per carpire il segreto di tanta bellezza, o solo per l’onore di cantare con lui. Ma lui non era contento. Era così scontento che cominciò a diventare infelice. Si rese conto un giorno di non volere neanche più che lo venissero a sentire, perché quella che cantava, lui diceva, non era la canzone giusta.

Fu allora che prese una decisione: decise di partire per un viaggio. “Se la canzone che io voglio non è qui con me” pensava “sarà nascosta da qualche parte nel mondo. La voglio andare a trovare.” Allora partì. Di balzo in balzo, di filo d’erba in filo d’erba, lasciò il suo prato. E mentre viaggiava, a tutti quelli che incontrava, chiedeva di cantare una canzone. Così ascoltò la canzone del riccio, ascoltò la canzone del rospo, ascoltò la canzone del serpente e le imparò. E a tutti quelli che cantavano per lui, lui offriva in cambio una canzone. Ascoltò la canzone della volpe, ascoltò la canzone del lupo. Acoltò la canzone del cinghiale. E anche a loro offrì in cambio una canzone. Ascoltò la canzone del ruscello e dei rami della quercia, ascoltò la canzone della trota e del gambero di fiume, ascoltò la canzone del vento in montagna e della pioggia a primavera. Anche a loro offrì in cambio una canzone. Di balzo in balzo, di sasso in sasso, di filo d’erba in filo d’erba continuò a viaggiare. Arrivò ad ascoltare la canzone del mare e della sabbia, la canzone della pulce, del legno marcito e della formica rossa. Ad ognuno, sempre, offriva una canzone in cambio. Il suo viaggio fu lungo. Ascoltò canzoni a migliaia e a migliaia ne offrì. Di balzo in balzo, di pietra in pietra, alla fine giunse a un prato. Il grillo era stanco e decise di riposare su un filo d’erba che, per qualche ragione, gli sembrava accogliente. Saltò su quel filo e guardandosi intorno si accorse che era tornato esattamente nel punto da cui era partito. Si trovava vicino al suo vecchio nido, alla sua vecchia tana. Allora, pieno di gratitudine, senza alcun motivo se non la gratitudine, cominciò a cantare. E in quella canzone confluirono tutte le canzoni che aveva ascoltato nel suo viaggio: la canzone del lupo e dell’ostrica, la canzone della prima stella al mattino, la canzone del lombrico e del tasso, dell’ago di pino, del gufo e della donnola. Tutte le canzoni. Tutte tutte. Nel suo canto di ritorno a casa, nel suo ringraziamento. E quella canzone non era più sua, quella canzone era diventata un canto che era l’universo intero, ed era un grande, immenso “Grazie”.

Fu allora, solo allora, che il grillo, soddisfatto, chiuse gli occhi e dormì.

La storia, questa volta, è fluita molto bene. Lo si sente: si crea un’atmosfera, un’energia particolare quando la storia fluisce. Non è sempre così. Tosca si è addormentata prima della fine, non so di preciso a che punto, ma sono sicuro che una parte di lei l’ha ascoltata tutta quanta.

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